venerdì 3 gennaio 2014

TORTA DI PANDORO CON DATTERI e TORRONE

Le feste sono agli sgoccioli, ma la vostra casa è ancora un deposito di dolci natalizi?
Niente paura!!! 
Ecco una ricetta golosa per utilizzarli in una veste nuova...

Ingredienti:
3 tuorli
4 albumi
150gr c.a. datteri
250gr latte
1 tazzina limoncello (o altro)
1 limone (scorza grattug.)
1/2 pandoro
1/2 bustina lievito
1 cucchiaio colmo farina
50 g. c.a. cioccolato tritato (facoltativo)
130g. c.a. torrone bianco
75g. c.a. burro
1 pizzico sale

1 teglia da 26 cm. Diametro (a cerniera solo se con doppiofondo anti sgocciolamento)
Cottura: 150 - 160°  x 1h

Preparazione:

-Ridurre in farina il pandoro e mescolarlo alla farina e al lievito e il cioccolato (se disponibile)
-Ammollare i datteri snocciolati nel latte e limoncello, aggiungere la scorza grattugiata di limone e frullare   tutto .
-Tritare il torrone (pestandolo col batticarne).
-Spalmare il fondo delle tortiere con abbondante burro e cospargerlo con il torrone tritato.
-Montare i tuorli con il composto di datteri frullati etc.
-Aggiungere il pandoro con il lievito, la farina e un pizzico di sale, poi delicatamente gli albumi montati a neve con un pizzico di sale. (se necessario aggiungere poco latte prima degli albumi).
-Versare delicatamente nello stampo imburrato e infarinato e mettere in forno preriscaldato a 160° per 1h circa.
-Sformare rovesciandoli ancora caldi.
Ha una consistenza compatta e umida all'interno.

... A TAVOLA CONTINUA LA FESTA!!!


mercoledì 18 dicembre 2013

IL PANETTONE DI KAT


Il panettone è un dolce milanese tradizionale, oggi tipico del Natale, periodo in cui è presente su tutte le tavole d’Italia. Alto nella versione lombarda, basso e largo in quello piemontese, la sua origine è circondata da diverse leggende che ne fanno risalire l’origine al ‘400. Una di queste narra del falconiere Ugo degli Atellani, che, innamorato della figlia del fornaio Toni, si fa assumere in bottega e ne arricchisce il pane con prelibati ingredienti, suscitando l’entusiasmo dei clienti e risollevando, così, le sorti della bottega. Un’altra racconta di un’origine “fortuita”: durante un banchetto natalizio di Ludovico il Moro, il cuoco carbonizzò il dolce e lo sguattero Toni per aiutarlo a rimediare al disastro mise a disposizione un pezzo di impasto avanzato che aveva conservato, arricchito con alcuni ingredienti trovati in dispensa, e cotto per il proprio pasto. La tavolata si esaltò assaggiando quel “pasticcio rimediato” e poiché tutti volevano sapere come si chiamasse, il cuoco disse che era “'l pan del Toni”.
Al di là di queste storie nate probabilmente da fantasie popolari, il panettone era originariamente un grosso pane su cui veniva incisa una croce prima della cottura, che, in occasione del Natale, e con evidente valore simbolico, veniva diviso dal padrone di casa fra tutta la famiglia e consumato intorno al focolare in cui bruciava un ceppo di quercia (cerimonia del ciocco). Un pezzo di questo pane andava conservato e consumato il Natale seguente, come simbolo di buona fortuna.
Il pane del Natale venne man mano ad arricchirsi di ingredienti quali burro, uova, uvetta e canditi, fino a giungere alla ricetta che conosciamo e durante l'occupazione austriaca, il panettone fu il consueto dono natalizio del governatore di Milano al principe Metternich che ne diventò appassionato consumatore.
Dal 2005 il Panettone è tutelato da un disciplinare di produzione, che determina tutte le caratteristiche necessarie per poterlo definire tale; inoltre il Panettone Tipico della Tradizione Artigiana Milanese deve essere prodotto con lievito naturale, due impasti, tre lievitazioni di cui una in stampo di cottura.

Di seguito, per dare la giusta importanza a questo grande dolce spesso sminuito dal delirio consumistico dei nostri giorni, che ricerca il prezzo più basso piuttosto che l’alta qualità, non vi proporremo una versione casalinga, ma una tradizionale, con lievito madre e tutte le lievitazioni del caso. Ricetta impegnativa, ma di grande soddisfazione, ispirata da quelle dei Maestri  Pasticceri Lorenzin e Massari e da noi rielaborate, spero, non troppo indegnamente.

Per 2 Panettoni da 1 Kg (stampo carta da 18 cm. diametro e altezza cm12):

INGREDIENTI TOTALI:
180gr Lievito madre rinnovato 3 volte
260gr zucchero
400gr Manitoba
200gr farina 0
110gr Latte
60gr Acqua circa
16 Tuorli medi (268gr)
350gr burro morbido + circa 40 gr per la lavorazione
6gr lecitina di soia
1/2 stecca vaniglia
10gr sale fino
30gr miele
2gr lievito birra
300gr uva sultanina
150gr arancia candita
100gr cedro candito
1 tazzina cognac per bagnare uva sultanina.

PRIMO IMPASTO (giorno 1):
180gr lievito madre
160gr zucchero
110gr latte
60gr acqua
350gr Manitoba
100gr farina 0
10 tuorli
200gr burro morbido
1/2 bacca di vaniglia
6gr lecitina di soia
2gr. Lievito di birra

Mattino: Fare l’ultimo rinfresco del lievito con 100gr lievito madre, 100gr manitoba, 50gr acqua.











Ore 17.00 circa: 1° impasto.
Fare una fontana con la farina in una ciotola capiente.
Sciogliere lo zucchero nel latte e acqua, farlo freddare e frullare il tutto con 5 tuorli, i semi della bacca di vaniglia, il lievito di birra e la lecitina.  Versare 2/3 del composto all’interno della farina. Cominciare ad impastare e quando l’impasto comincia ad essere liscio, aggiungere il restante 1/3.  Impastare ancora per renderlo omogeneo .
Unire il lievito madre e altri 5 tuorli tre per  volta. Impastare ancora fino a far ben “incordare”.
Ora aggiungere il burro in tre volte, quindi lavorare per almeno 30 minuti, o fino ad avere un impasto liscio ed elastico.
N.B. Durante la lavorazione, per evitare che l’impasto si appiccichi troppo, non aggiungere farina, ma ungere le mani ed il piano con il burro.
Far lievitare ben coperto da pellicola tutta la notte o fino a far raddoppiare o triplicare. La mattina, se necessario, aiutare il processo inserendo nel forno un pentolino di acqua bollente e portando la temperatura interna a 28°.














SECONDO IMPASTO – secondo giorno:
100gr zucchero
100gr farina 0
50gr Manitoba
50gr circa acqua (se necessaria- io non l’ho usata)
6 tuorli
150gr burro morbido
30gr miele
10gr sale fino

Ore 14 circa:
In una grande ciotola mettiamo il primo impasto con la restante farina ed impastare bene.











Aggiungere poco alla volta i tuorli, la vaniglia e il miele, facendo incordare.
Poi lo zucchero ed il sale.
A questo punto inserire il burro in tre o quattro volte.
Far riposare 30 minuti, quindi  aggiungere i canditi e l’uvetta  precedentemente ammollata in acqua calda prima e poi nel cognac e ben strizzata.









Far riposare al caldo 1 ora circa.
Ungiamo le mani ed il piano con burro, dividiamo l’impasto in 4 (per il panettone di 1 kg di impasto, ci vuole circa 1,200kg di impasto), e diamo una forma arrotondata a ciascun pezzo (pirlatura) e mettiamoli negli stampi di cartone, che devono risultare riempiti per 1/3. Si consiglia di poggiare gli stampi su una teglia, in quanto  altrimenti sono difficili da spostare senza deformarli.










Mettere nel forno spento e far lievitare tutta la notte, o finchè l’impasto non abbia raggiunto 1 cm dal bordo.
Il giorno dopo, completata la lievitazione, tirarli fuori e scaldare il forno  a 180°.


Nel  frattempo,  praticare un taglio a croce sulla superficie delicatamente con una lametta e mettere al centro una noce di burro.

 


Abbassare la temperatura a 170° ed infornare. Dopo 10 minuti abbassare ulteriormente a 160°.
La cottura dovrà durare circa 1 ora, 1 ora e 20 (può variare a seconda del forno) o, se si possiede un termometro da cucina, fino a quando la temperatura interna ha raggiunto i 93°.


Appena cotti, infilare degli spiedi a un paio di cm dal fondo e appenderli capovolti e far freddare 12 ore, dopodichè chiuderli in sacchetti di plastica per alimenti.
 

Si conservano tranquillamente per 15-20 giorni in ambiente non troppo riscaldato.




domenica 15 dicembre 2013

UN NATALE AL BACIO... DI DAMA

Baci di dama
Un nome che evoca tenerezze: un bacio tra due friabili biscotti uniti da “scioglievole” cioccolato, come le bocche di due amanti.
Originari della città piemontese di Tortona, una leggenda narra che siano nati da un desiderio di Vittorio Emanuele II, il quale chiese al suo cuoco di creare un nuovo dolce. Storia, probabilmente, nata giacché erano sempre presenti sulle tavole reali d’Italia e d’Europa.
La mia ricetta è a base di mandorle (che adoro), ma è possibile anche farli con le nocciole, come si usava lo scorso secolo in Piemonte. Come variante si può aggiungere del cacao all’impasto (Baci Dorati), ma gli originali sono senza…
Ingredienti per 80 baci di dama
280 gr Farina
20 gr Amido di frumento
300 gr Mandorle pelate
5 Mandorle amare oppure essenza di mandorla
220 gr Zucchero
300 gr Burro
200 gr cioccolato
Un pizzico di sale

Preparazione
Asciugare le mandorle in forno senza farle dorare. Metterle nel vaso del mixer e frullarle insieme allo zucchero, che servirà ad assorbire l'olio che sprigioneranno.
In una ciotola porre il burro morbido (ma non sciolto) tagliato a pezzi, la farina, l’amido di frumento (Frumina) e le mandorle tritate e amalgamare con le mani .
Aggiungere il pizzico di sale e impastare il tutto fino ad ottenere un panetto compatto, avvolgerlo nella pellicola trasparente e lasciarlo riposare in frigorifero per una o due ore. 
Una volta rassodato, suddividerlo in tanti bastoncini, tagliarli in pezzetti di circa 6-8 gr (come gli gnocchi) e fare delle palline. Disporre le palline d’impasto su una teglia foderata di carta forno. Mettere la teglia in frigorifero per almeno altri 30 minuti. Dopodiché cuocere in forno statico a 150°-160° per circa 20 minuti; la superficie dei biscotti dovrà rimanere chiara. Far freddare senza toccarli (caldi sono morbidissimi e si rompono).
Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, oppure nel forno a microonde.  Farlo freddare mescolandolo per qualche minuto fino a renderlo più denso. Con un cucchiaino o con una sacca da pasticceria disporlo sulla parte piatta del biscotto e ricoprirlo con un altro biscotto, in modo da creare una specie di panino. 

Lasciare che il cioccolato indurisca, e poi… UNO TIRA L’ALTRO!!!

mercoledì 27 novembre 2013

SPAGHETTI DI GRAGNANO ALLE VONGOLE VERACI

Di Antonella Donna di vino

LA TRADIZIONE CHIAMA 
 
Credo che la ricetta degli Spaghetti alle vongole ha origine nella notte dei tempi . 
Esiste da sempre , nei vecchi testi di cucina napoletana e' difficile non trovare menzionata la pasta nel formato spaghetti o  vermicelli ( pasta molto più sottile)  o linguine alle vongole . L' ingrediente base e' la vongola verace ( ruditapes decussatus) e di ricette ne esistono diverse versioni : rossa o bianca, con peperoncino o senza .

Io ho scelto quella che si fa a casa mia , aggiungerei oltre l'ingrediente base la vongola , anche un pizzico d'amore .
Buon appetito 

 Ingredienti per 4 persone:
400g di spaghetti di Gragnano,
1,000 kg di vongole veraci,
5 cucchiai d’olio extravergine d’oliva;
2 spicchi d’aglio;
prezzemolo tritato;
peperoncino q.b.( a piacere) ;
qualche ( 3) pomodorino del piennolo .
Sciacquate più volte le vongole e tenetele a bagno per qualche ora in abbondante acqua . Scaldate l’olio in un tegame largo e fatevi soffriggere dolcemente gli spicchi d’aglio spellati e schiacciati insieme al prezzemolo . Quando l’aglio ha preso colore, versate nel tegame le vongole sgocciolate, rialzate la fiamma, coprite e lasciatele sul fuoco per qualche minuto, fino a quando saranno tutte aperte. Tiratele su con la schiumarola e sgusciatele lasciandone una dozzina con il guscio che serviranno alla fine come decorazione. Filtrate il sugo di cottura , in una padella far soffriggere in un cucchiaio di olio i pomodorini , unitevi le vongole sgusciate e cuocere per pochi minuti .Cuocete gli spaghetti , scolateli molto al dente, versateli nella padella e continuare la cottura tenendo la fiamma al minimo, per un paio di minuti in modo che assorbano il condimento . Serviteli caldissimi, spolverati con abbondante prezzemolo tritato e cosparsi di vongole con guscio .

Il liquido emesso dalle vongole è molto salato quindi non salate la salsa e salate molto poco l’acqua di cottura della pasta.
Servire sorseggiando un bicchiere di Asprinio d'Aversa .
Alberata Aversana
Antonella Amodio

mercoledì 13 novembre 2013

TANTE RICETTE PER UNA LOMBARDIA


E’ difficile trovare un codice di ricette che possa accomunare le varie realtà provinciali della Lombardia.

Terra di frontiera, ha conosciuto nei secoli l’avvicendarsi di popoli e signori, che hanno portato prodotti e usanze proprie. Tendenza accentuata dal fatto che, sia per ragioni logistiche sia per ragioni storiche, ogni provincia ha assorbito tradizioni delle zone limitrofe. Sono, per esempio, evidenti influenze della cucina veneta nella zona di Bergamo e Brescia; la ricca presenza di quella emiliana nei piatti cremonesi e mantovani. Inoltre, l’importante industrializzazione del secolo scorso con i conseguenti grandi flussi migratori dalle altre regioni, e in questi anni da tutto il mondo, ha fatto in modo che la tipicità della gastronomia lombarda, pur esprimendosi tradizionalmente con una varietà di pietanze più articolata che in molte altre zone dello stivale, rischiasse di diventare sempre più rarefatta.
 
Una comunanza si può, comunque, trovare nel fatto che anche in questa regione, pur nelle varie sfaccettature territoriali, si fa uso dei prodotti provenienti dalle proprie risorse naturali, spesso utilizzando ed esaltando con maestria e fantasia, anche quelli più umili: risorse quali agricoltura (cereali, verdure e animali da cortile), acque (pesci d’acqua dolce), allevamenti e pascoli (carni e salumi, latte e derivati).

Le cotture lunghe sono molto usate: stufati e bolliti permettono di creare deliziose pietanze da tagli di carne non sempre pregiati, come stinchi, spalle cartilagini, teste e cotenne, etc. (la cassoeula); il tutto esaltato da salse e intingoli e accompagnato da polenta e di riso, piuttosto che da pane e da pasta; altra caratteristica comune e il diffuso utilizzo di burro e lardo più che di olio.  

Tutto questo si può ritrovare nelle specialità più tipiche: i Mondeghili, la busèca, la polenta uncia, il tocch, i bruscitt (briciole), i pesciolini di lago in carpione, l’Urgiada (minestra d’orzo), il riso in cagnone, i Casonsei, i Marubini, i Nervit; Pizzoccheri, Polenta Taragna,  Sciatt  dal grano saraceno della Valtellina. Non dimenticando i piatti per cui questa regione è conosciuta anche a livello internazionale, quali il Risotto alla Milanese, l’ossobuco con la gremolada, La Cotoletta o Costoletta alla milanese, La Zuppa Pavese, I Tortelli di Zucca e la mostarda senapata.  Ed ancora Misultin (pesci di lago essiccati), Luganega e tutti i salumi e i formaggi tipici di cui questa terra è ricca, amari ed liquori a base di piante ed erbe selvatiche.

 






Per ultimi, ma non meno  importanti, i dolci: la torta paesana di Brianza, i più noti Amaretti di Saronno e di Gallarate, i Brutti e Buoni di Gavirate e la grande tradizione biscottiera di Busto Arsizio, la Sbrisolona, il torrone ed l'arcinoto Panettone. 

L’elenco potrebbe essere ancora molto lungo, ma esamineremo e approfondiremo le ricette che presenteremo in seguito.

martedì 29 ottobre 2013

MARMELLATA DI MELANNURCA

 
Mi ritorna in mente
 


La mela e' il frutto più narrato e rappresentato , evoca il dualismo del bene e del male con la raffigurazione di Adamo ed Eva, rappresenta il pianeta Venere , e' associata al sole , all'amore e al desiderio .
Ed ecco che in tempo di mele voglio ricordare e parlare di una varietà di mela a me tanto cara , la mela Annurca dalla caratteristica polpa croccante, acida e profumata .
Questa varietà tipica della Campania risulta essere coltivata da circa duemila anni , infatti Plinio il Vecchio nell'opera Naturalis Historia la cita con il nome di mala orcula, ed è anche presente in alcuni dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano , a dimostrazione delle grandi virtù attribuitegli.

Ricordo mia nonna sovente preparare le mele cotte in forno con lo zucchero semolato e si raccomandava che fossero della varietà Annurca per le spiccate proprietà depurante, disintossicante, dissetanti e ricche di vitamine . Gli aspetti che connotano fortemente la tipicità dell'annurca sono il tradizionale metodo di coltivazione e produzione e le sue caratteristiche . Si presenta con la buccia estremamente liscia e cerosa, ha un peduncolo debole e corto che, quando le mele sono mature, non riuscendo a sostenere il peso, si spezza, provocando la caduta del frutto per terra. Per evitare ammaccature o lesioni, i coltivatori preferiscono raccogliere i frutti non ancora del tutto maturi, nel mese di Settembre e proseguire la fase di arrossamento in appositi melai. Stese per terra,isolate con la paglia le Annurche vengono periodicamente rigirate a mano sino a quando, una volta pronte, avranno acquisito il loro colore rosso naturale e potranno quindi essere immesse sul mercato nel mese di Dicembre e potranno essere conservata sino all'estate dell'anno seguente.

Tante le preparazioni con la melannurca , dal liquore detto nurchetto all'aceto , dalla marmellata alle basi per cocktail , composte per torte e contorno per carni ec ... Si presta facilmente all'uso culinario, il suo sapore leggermente acidulo, aromatico e non prepotentemente zuccherina, le conferisce un valore aggiunto in cucina, utilizzabile sia nella preparazione di piatti salati, sia nei dolci.
Riporto la ricetta della marmellata da poter abbinare ai formaggi , farcire crostate o mangiare stesa sulle fette di pane .


Marmellata di Melannurca

1 Kg di melannurca
500 gr zucchero bianco semolato
100 gr zucchero di canna
1 limone
1 bacello di vaniglia


Sbucciare e tagliare a pezzi le mele , cospargere di zucchero ( bianco e canna) ,di succo di limone e mettere sul fuoco a fiamma viva portando ad ebollizione .
A questo punto abbassare la fiamma al minimo e proseguire la cottura per circa 30 minuti unendo il bacello di vaniglia .Trascorso il tempo fare la prova cucchiaio mettendo un pochino di confettura su un piattino, far raffreddare e provare a toccarla con un dito per verificarne la densità , la confettura è pronta quando vela il cucchiaio , altrimenti cuocere ancora qualche minuto. Trasferire la confettura nei vasetti, chiuderli bene e capovolgerli fino al raffreddamento .

Antonella Amodio